Share

'Lavoreremo da grandi', Albanese tra lo splendore lacustre e la follia della provincia

29-01-2026 Vania Amitrano Reading time: 5 minutes

Ci sono l’ambiente lacustre e la provincia al centro del nuovo film di Antonio Albanese, Lavoreremo da grandi (dal 5 febbraio al cinema con PiperFilm). Il lago è quello d’Orta, assai caro al regista e attore, e le province sono quelle di Orta San Giulio, Pella, San Maurizio d’Opaglio, Miasino e Ameno, dove i colori di una commedia divertente e dalle tinte un po’ noir si sposano perfettamente con le tinte dei paesaggi in cui Albanese ha scelto di collocare la sua storia.

Era stato così anche per il suo film precedente, Cento domeniche (2023). Allora si trattava di un dramma che si consumava in un paese del Lago di Como, ma per Albanese gli ambienti che accolgono un racconto rappresentano sempre la cassa di risonanza di una storia. "Il lago mi mette pace e mi dà anche gioia. Io sono nato sul lago e per reagire a quella malinconia del lago, tendenzialmente una persona lacustre deve avere un buon senso dell'ironia”.

Lavoreremo da grandi

Lavoreremo da grandi, precedentemente annunciato con il titolo di Qui non succede mai niente, è la storia di tre amici, Beppe (Giuseppe Battiston), Umberto (Antonio Albanese) e Gigi (Nicola Rignanese), che attendono l’arrivo del giovane Toni (Nicolò Ferrero) per festeggiare la sua scarcerazione. Umberto è un musicista fallito, ha mandato in malora l’azienda del padre e ha già due separazioni alle spalle. Gigi è stato appena diseredato dalla zia, che ha donato i suoi beni alla Chiesa e ha lasciato a lui solo le sue parrucche e i suoi trucchi. Beppe fa l’idraulico, vive con una madre molto ingombrante e non se la cava bene nelle relazioni amorose. Toni, figlio di Umberto, entra ed esce dal carcere per piccoli reati. Dopo una serata ad alto tasso alcolico, alla scombinata combriccola succede un incidente che terrà tutti e quattro sul filo del rasoio, incapaci di combinarne una giusta. Nell’arco di una notte densa di colpi di scena, situazioni paradossali e ridicole, incontri e scontri improbabili, i quattro amici troveranno una via d’uscita solo alle prime luci dell’alba.

Il Lago d’Orta, la sua bellezza e il suo valore simbolico

Il cosceneggiatore insieme ad Antonio Albanese, Piero Guerrera, racconta che il film è nato proprio durante la scrittura di Cento domeniche in un momento di difficoltà: “In una settimana abbiamo scritto il soggetto di questo film che ci ha fatto ridere tantissimo. Un divertimento unico, fantastico, in un momento in cui ci serviva un cambio di passo”.

La storia si sviluppa sul lungo lago e all’interno di una grande casa che affaccia sull’acqua: “Questo film è nato perché frequentando quel paese, sul lago d'Orta – racconta Albanese - io e Piero abbiamo scritto a pochi metri da quella casa in cui abbiamo girato questa storia. Abbiamo individuato le strade, i luoghi, le profondità, le piazze che io conoscevo bene e con l'aiuto poi della produzione siamo andati a girare il film in quei luoghi. Mi piaceva l'idea di raccontare questi quattro personaggi che vengono in qualche modo coccolati e cullati dal lago”.

"Ho trovato nella bellezza del lago d'Orta – uno dei luoghi più tranquilli del creato, nel quale il reato più efferato è il parcheggio fuori dalle strisce –, il contesto ideale per collocare questa notte di follia e di continui colpi di scena”.

La provincia e i suoi abitanti

Anche in Lavoreremo da grandi, come già in Cento domeniche, sebbene con toni molto diversi, torna il tema della provincia e dei suoi abitanti. Questa scombinata compagnia che abita in un microcosmo immutabile, si muove con un certo ironico stridore nello splendore di un piccolo borgo sul lago.

Molte delle storie più fantasiose e inconsuete in cui mi sono imbattuto – spiega Albanese - sono accadute in provincia. L'universo delle relazioni umane, in quei microcosmi isolati, ha una carica di follia che credo non abbia eguali”.

Questa volta lo scopo di Antonio Albanese, supportato da un cast di professionisti scelti con cura come Giuseppe Battiston e Nicola Rignanese con Niccolò Ferrero e Francesco Brandi, era quello di far ridere e anche in questo caso il contesto della piccola provincia con la sua innata ironia è venuto in suo aiuto.

Volevo far ridere, volevo far sorridere, prendendo in considerazione la provincia. Perché nella provincia, nel bene e nel male, ogni azione, ogni notizia viene esaltata sempre di più. In città succedono più cose che si disperdono e si confondono un po’. Nella provincia no e ci sono dei caratteri tipici che mi piaceva esaltare”.