Claudio Bisio sarà il protagonista della nuova serie Rai Uno sbirro in Appennino, in onda in 4 prime serate su Rai 1 a partire dal 9 aprile (i primi 2 episodi disponibili su Raiplay dal 7 aprile).
Accanto a lui Valentina Lodovini, Chiara Celotto, Elisa Di Eusanio e Michele Savoia sono parte di un cast corale che ha dato vita ad una sceneggiatura in cui decisivo, come si evince dal titolo della serie, è il ruolo dell'Appennino, un territorio ancora inesplorato dal punto di vista cinematografico e televisivo. "Credo che l'Appennino rappresenti molto l'Italia – spiega lo sceneggiatore Fabio Bonifacci. – Si estende dalla Liguria alla Calabria e ci viveva la maggior parte della popolazione italiana. È stato spopolato, abbandonato, in parte ripopolato, ma credo che conservi la memoria del nostro Paese".
L'Appennino è dunque protagonista della serie al pari dello "sbirro", con i suoi panorami di incredibile bellezza, tra monti, boschi, laghi e fiumi, punteggiati da piccoli paesini dove il tempo sembra essersi fermato. Il resto lo hanno fatto la fotografia con viste ampie e colori caldi e le musiche di Pivio e De Scalzi tra il western e il folk: "Ho cercato ispirazione nel racconto popolare proprio della tradizione dei cantastorie e nel cinema ambientato in territori di frontiera, come il nostro Appennino" scrive il regista Renato De Maria. È in questa ambientazione che, accanto al genere poliziesco, si sono volute includere diverse tematiche in chiave comedy: mistero, dramma e relazioni.
"In questo poliziesco 'alla nostra maniera' abbiamo cercato di approfondire il territorio" spiega De Maria. La serie è infatti ambientata a Muntagò, paese di origine del protagonista Vasco Benassi, commissario di Polizia dai metodi poco ortodossi interpretato da Claudio Bisio. Dopo aver girato i commissariati d'Italia – al punto da aver perso l'accento del paese natale – viene trasferito per decisione del questore in questo borgo nell'Appennino bolognese. Qui Benassi, che vive il provvedimento come una punizione, ritrova vecchi amici e familiari, ma è anche costretto a fare i conti con ricordi dolorosi.
Muntagò, che nella realtà non esiste, rappresenta l’intero Appennino, con la sua bellezza, le tradizioni, l’anima popolare e lo spopolamento. Il nome deriva dal termine dialettale di Monteacuto Ragazza, frazione di Grizzana Morandi, nell'Appennino bolognese, caro allo sceneggiatore: Nella vita del piccolo borgo, nei rapporti di paese, c'è uniformità in tutto l'Appennino. Speriamo di essere riusciti a coglierla".
Munagò è dunque un insieme di piccoli borghi montani dell'Appennino bolognese, dove non sembrerebbe accadere nulla: con base a Castiglione dei Pepoli, le riprese hanno toccato anche, tra gli altri, Montorio, Castel di Casio, i laghi di Suviana e Brasimone, Borgo La Scola - Grizzana Morandi, oltre che Bologna e Roma.
Uno sbirro in Appennino è prodotta da Picomedia in collaborazione con Rai Fiction. L’opera è stata realizzata con il contributo del Fondo per lo sviluppo degli investimenti nel cinema e nell’audiovisivo e con il sostegno della Regione Emilia-Romagna.