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La Milano nera e imprevedibile degli anni ’70 nella serie ‘Quelli che… la mala’

17-06-2026 Vania Amitrano Reading time: 3 minutes

È un light crime, ossia un poliziesco dai toni leggeri, la serie Sky Quelli che.. la mala, le cui riprese sono iniziate in questi giorni. Sei episodi diretti da Luca Ribuoli (Non abbiamo bisogno di parole, 2026) che raccontano la Milano criminale venuta prima della “Milano da bere”. La serie, prodotta da Sky Studios e da Matteo Rovere e Sydney Sibilia per Groenlandia con MIA Film, è ambientata tra gli anni ’70 e ’80 ed è girata tra Milano, Torino e Roma.

Quelli che.. la mala

Negli anni Settanta, in una Milano che non è ancora la Milano da bere, ma una città nera e pericolosa da 180 omicidi l’anno, Charlie cresce diviso tra il sogno di salire sul palco del Derby, prestigioso locale meneghino, e l’amicizia con Renato Vallanzasca, destinato a diventare un’icona del crimine.

Sospesa tra una città oscura e criminale ed una più imprevedibile e vibrante, Quelli che… la mala (scheda set) è la serie sul crimine disorganizzato, quasi da cabaret, ma non per questo meno minaccioso, che si aggira tra bische clandestine e folli rapine ai supermercati. Personaggi reali e celebri della malavita del capoluogo meneghino si intrecciano con figure di finzione in un racconto corale, brillante e leggero: una storia di formazione collettiva dove tutti improvvisano e inseguono la gloria e ognuno, una volta raggiunta, deve accettarne il prezzo.

Ci sembrava fosse un materiale interessante per farci una serie. Siamo gasati, è una bellissima sfida, può venire qualcosa di molto divertente. Riuscire a farvi ridere è la vera sfida, e anche raccontare un po’ questa città che non c’è più, criminale e romantica al tempo stesso”, ha commentato il produttore Sydey Sibilia.

Nella serie Quelli che… la mala, in onda prossimamente in esclusiva su Sky e in streaming solo su NOW, Stefano Sardo, sceneggiatore insieme a Chiara Battistini, Paolo Bernardelli e Gianluca Bernardini, ha cercato di restituire un “mix di pericolosità ed estrema simpatia”.

In quegli anni Milano aveva 180 omicidi l’anno, c’era il coprifuoco, la gente usciva per andare alle bische dove nella stessa serata trovavi il criminale e Agnelli. Ci siamo resi conto che era interessante raccontare la vita di questi personaggi ma che sarebbe stato ancora più interessante raccontare non Vallanzasca ma il migliore amico, Charlie, cresciuto al Derby, un porto franco in cui trovavi il calciatore del Milan, Mina ma anche il Turatello. Ci siamo divertiti a raccontare un grande romanzo di formazione che oscilla tra aspirazione legittime e derive illegittime”, ha raccontato Sardo.