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‘Balcanica’, l’orizzonte italiano e la tragedia del corridoio migratorio nel film con Matilda De Angelis

05-10-2026 Vania Amitrano Reading time: 5 minutes

C’è un corridoio di terra, che collega la Turchia al cuore dell’Europa, contro il quale in senso tanto figurato quanto tragicamente materiale si vanno ad infrangere le aspirazioni di migliaia di migranti in cerca di rifugio. Balcanica, esordio alla regia di Nicola Sorcinelli con Matilda De Angelis, anche produttrice esecutiva del film, racconta quel tratto di terra con i drammi che esso custodisce e rappresenta simbolicamente la vulnerabilità di un’illusione spezzata da un nemico invisibile all’ultima tappa di una rotta disumana.

La rotta balcanica

Dal Medio Oriente all’Europa la rotta balcanica, in particolare dal 2015 in poi, ha rappresentato per migliaia di migranti la sola via di fuga da crisi, guerre, conflitti e instabilità. Nel tempo è diventato un corridoio di transito organizzato sorvegliato, ostracizzato e finanche chiuso. Ma le condizioni naturali e climatiche avverse e la brutalità dei metodi di respingimento non hanno fermato la ricerca di una via di fuga da parte di popolazioni oppresse.

Balcanica

Nicola Sorcinelli, mosso dal sentimento di rabbia e dal desiderio di raccontare questo estremo anelito di libertà, dirige il racconto della storia di due migranti afghani, padre e figlio, due musicisti professionisti costretti a fuggire dal proprio Paese dopo le progressive restrizioni reintrodotte dal governo talebano sulla musica.

Nazar (Babak Karimi) e Jalil (Ivar Wafaei) sono stremati, in fuga da lungo tempo con i loro preziosi strumenti in spalla. Desiderano arrivare in Italia per esibirsi finalmente in concerto. La passione per la musica come una spinta vitale insopprimibile gli ha consentito di affrontare enormi avversità e giunti alla tappa finale del loro viaggio non intendono arrendersi di fronte ad un nemico invisibile e violento che li respinge con ferocia. Fermi in un rifugio di fortuna prima del valico più temuto dai migranti incontrano Greta (Matilda De Angelis), dottoressa volontaria italiana che presta soccorso ai migranti in rotta verso l’Italia.

L’Italia in Balcanica

L’Italia in Balcanica è un orizzonte sperato, sogno irraggiungibile di salvezza e libertà, ma la sua idea, seppur mai visibile, nutre le aspirazioni dei protagonisti. Matilda De Angelis incarna questo sogno nel suo aspetto più doloroso e crudele persino per lei stessa. Perché oltre ad un paesaggio naturale ostile e selvaggio, in quel tratto di terra di nessuno c’è un nemico invisibile che fa più paura del freddo, della fame e della malattia, un nemico che respinge su ogni confine.

Alle spalle di Nazar e Jalil c’è infatti un Paese oppresso da un regime che reprime ogni espressione di vita e libertà. Di fronte a loro l’ignoto, un mostro che non vediamo mai in faccia, ma che non si fa scrupolo di esercitare una violenza disumana e brutale pur di respingere coloro che considera stranieri.  

Mentre studiano un modo per attraversare quell’ultimo confine che idealmente li separa dal loro sogno di libertà, padre e figlio sono bloccati in un limbo che è assenza di tutto. Ma se per l’anziano e malato Nazar la morte è un destino possibile persino migliore che tornare indietro, Jalil vive in se stesso il conflitto di due mondi da cui si sente ugualmente rifiutato.

Come già aveva egregiamente fatto la regista polacca Agnieszka Holland nello struggente Green Border, Sorcinelli racconta una storia di confine. Dirige, su una sceneggiatura da lui scritta con Andrea Brusa, un film che con pochi elementi essenziali desidera farsi portavoce dell’istanza non solo materiale ma anche esistenziale di un’umanità respinta eppure fino alla fine viva. Grazie alla fotografia di Damjan Radovanovic ritrae un paesaggio naturale rigoglioso e dolorosamente vuoto, freddo, una terra di confine in cui tutto sembra lontano e distante e l’esistenza stessa si fa insopportabile, non solo per i due protagonisti ma anche per la loro soccorritrice.

Balcanica, presentato in concorso alle Giornate degli Autori 2026 è vincitore del Premio del Pubblico Giornate degli Autori e del Premio Internazionale Carlo Lizzani - Film 2026. Il film, al cinema dall’8 ottobre con Fandango Distribuzione, è prodotto Nightswim e Wildside, società del gruppo Fremantle, realizzata in coproduzione con This and That Productions e Antitalent in associazione con M74 e Nieminen Film.