Nella serie La famiglia Panini – L’avventura delle figurine, la storia di una famiglia diventa il racconto di un Paese che prova a rialzarsi, affronta le difficoltà e trova il coraggio di immaginare il futuro. Al centro c’è Olga Panini, una donna che, rimasta sola con otto figli, trasforma la necessità in forza e il dolore in una nuova possibilità. A interpretarla è Serena Rossi, che nella serie diretta da Letizia Lamartire restituisce il ritratto di una madre capace di tenere insieme una famiglia e, al tempo stesso, di lasciare spazio ai sogni dei figli. La serie arriva in prima visione dal 22 novembre su Rai 1 e Raiplay e prossimamente su Disney+.
“Olga è una roccia, un porto sicuro”, racconta l’attrice. “È una donna che si ritrova sola a quarant’anni, con otto figli piccoli e senza sapere come sfamarli”. Una condizione che richiama quella di tante donne dell’Italia del dopoguerra, costrette ad affrontare da sole responsabilità enormi e chiamate a contribuire alla ricostruzione del Paese. Olga è una madre dal cuore immenso, ma anche una donna concreta, pragmatica, diventata così per necessità. Il marito le ha lasciato un’eredità che va oltre il peso delle responsabilità: la capacità di sognare. “Lui è più etereo, lei è molto più radicata a terra. Ma, dopo la sua morte, Olga fa suo il suo coraggio e il suo modo di abbracciare la vita”. È così che trova la forza di andare avanti, costruendo con i figli un rapporto fondato sulla fiducia, sull’amore e sul senso di responsabilità, senza soffocarne le aspirazioni. La storia di Olga, per Serena Rossi, non è soltanto quella di una donna che resiste, ma anche di una madre che sa riconoscere il momento in cui è necessario fare un passo indietro. Olga impara a spostarsi in panchina e a guidare i figli da lontano, lasciando che siano loro a prendere in mano il proprio futuro. Il suo motto, “Andiamo a vedere”, diventa la sintesi di un atteggiamento pratico e insieme visionario, capace di trasformare l’incertezza in un’occasione. Una filosofia che appartiene alla storia dei Panini, ma che parla anche a un’Italia impegnata a ricostruire il proprio futuro.
Il messaggio della serie guarda oltre la storia familiare e attraversa l’attualità. Durante la conferenza stampa di presentazione alla Festa di Roma, Serena Rossi ha parlato dei giovani e del Sud, delle potreste in corso e di una realtà che spesso sembra “gridare disperazione”.
Di fronte alla disillusione e alla paura del futuro, l’attrice sceglie di non rinunciare all’ottimismo. “Io sono ottimista, forse i Panini mi hanno contagiata con il loro ottimismo. Un futuro c’è, deve esserci, può esserci”. Perché la speranza, sottolinea, non può essere soltanto una parola da pronunciare: deve partire dall’ascolto. “Se le persone cercano di farsi sentire con un grido disperato, meritano di essere ascoltate. La violenza non è mai la strada giusta: l’ascolto è però sempre la strada”. Quello che sta accadendo è inaccettabile, afferma, e proprio per questo è necessario prestare attenzione alle ragioni di chi protesta, anziché ignorarne il disagio.
La vicenda dei Panini è profondamente legata al territorio in cui nasce. La Modena del secondo dopoguerra, ferita dalla guerra ma pronta a ripartire, non è soltanto lo scenario della serie: è il luogo in cui un’intuizione semplice riesce a trasformarsi in un’impresa destinata a entrare nella memoria collettiva degli italiani. Tutto comincia da un’edicola nel centro della città, nella piazza del Duomo, punto d’incontro tra la vita quotidiana, i desideri dei bambini e una nuova idea di imprenditoria popolare.
Il legame con il territorio è anche concreto: la serie è stata girata per 15 settimane di riprese in Emilia-Romagna, tra Modena, Castelfranco Emilia, Nonantola e Spilamberto ( la scheda sul set). Luoghi che accompagnano il racconto della famiglia e restituiscono il contesto in cui, attraverso sacrifici, intuizioni e tenacia, prende forma il fenomeno delle figurine Panini. La serie è prodotta da Indigo Film in collaborazione con Rai Fiction, con il supporto di Sanfelice 1893 Banca Popolare, realizzata con il contributo del Fondo per lo sviluppo degli investimenti nel cinema e nell'audiovisivo del Ministero della Cultura, con il sostegno di Emilia-Romagna Film Commission e di Comune di Modena, Fondazione di Modena, Camera di Commercio con il patrocinio del Comune di Castelfranco Emilia, del Comune di Nonantola e del Comune di Spilamberto.
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