Nella base più isolata dell’Antartide è ambientato Antartica – Quasi una fiaba, esordio di Lucia Calamaro (già cosceneggiatrice di Follemente), un racconto che intreccia le impressioni desolanti di un paesaggio naturale che muta a causa del cambiamento climatico con la speranza di una nuova prospettiva rinascita. Barbara Ronchi e Silvio Orlando sono i protagonisti insieme a Valentina Bellè, Simone Liberati e Lorenzo Balducci del film presentato al Bif&st 2026.
“Ero andata in Siberia, qualche anno prima e avevo visto le case, i palazzi, i cinema costruiti sul permafrost, affondare. Inclinati, cedevoli, impotenti, cadevano lentamente giù, di lato. Come enormi barche a vela abbandonate. Uno spettacolo insolito a livello percettivo. Potente. Mi ero impressionata. Parecchio impressionata. Il Ghiaccio Eterno (Permafrost) stava cambiando stato: da Eterno a Precario. Anche lui cedeva. Le strutture umane affondavano su quella che prima, per milioni di anni, era stata considerata terra-ferma ed ora era tornata ad essere, a causa del riscaldamento climatico, ghiaccio resistente”, racconta la regista e cosceneggiatrice con Marco Pettenello di Antartica .
Maria Medri (Barbara Ronchi), ricercatrice schiva e brillante, si unisce al gruppo di scienziati stanziati nella base italiana in Antartide. A dirigere le ricerche c’è Fulvio Cadorna (Silvio Orlando), visionario disilluso dal mondo della ricerca, che con Maria condivide anche un legame affettivo quasi familiare. Il gruppo è impegnato in studi sulla sopravvivenza dell’uomo tra i ghiacci; osservano, cercano ma non sanno bene nemmeno loro cosa. Quando un giorno Maria fa una scoperta rilevante che potrebbe cambiare non solo il loro futuro di studiosi quasi abbandonati nel nulla dei ghiacci da uno Stato che non elargisce più fondi per la ricerca, ma l’umanità intera. Fulvio, Maria e il gruppo sono moralmente divisi su cosa fare della scoperta.
Ambientata nell’algido paesaggio dell’Antartide, il film si sviluppa interamente negli interni della base che ospita il gruppo di scienziati con i suoi ambienti di studio, laboratori e magazzini di stoccaggio, e di convivialità per la ristorazione, la lettura, il gioco, lo sport e il relax. Ma il vero set del film è stato ricreato all’interno di un bunker.
Spiega Calamaro: “Abbiamo usato l’interno del Monte Soratte, che è attraversato da infiniti tunnel fatti per Mussolini durante la Seconda guerra mondiale e poi adattati negli anni ’60 a bunker antiatomici nel periodo della Guerra fredda”. La troupe ha quindi girato per quattro settimane al chiuso, senza vedere la luce del sole, le finestre che si vedono nel film sono finte. “È stato un set di minatori in un certo senso”, commenta la regista.
Ma questa ambientazione ha consentito agli interpreti di assimilare e quindi restituire una particolare atmosfera. “Questo clima opprimente, questa chiusura, riecheggia nel film. Non nell'umore generale, che è vitale, ma in quella parte in cui si percepisce che siamo stati al chiuso. Quella chiusura in qualche modo ha fatto il lavoro”, spiega Calamaro.
Antartica si compone anche di qualche scena in esterna che mostra la base nella sua interezza vista da fuori. Per quelle la produzione si è avvalsa di effetti speciali: “Ero convinta all'inizio che saremmo andati a girare in Antartide, ma non è successo. Nel mezzo del processo creativo sono saltati tutti gli esterni, ma grazie agli effetti speciali abbiamo ricreato immagini di questa base molto verosimili. Abbiamo studiato a lungo per cercare di creare una base immaginaria che fosse una sintesi di tutte quelle esistenti in Antartide”.
Antartica – Quasi una fiaba è una produzione Wildside, società del gruppo Fremantle, Indigo Film e Vision Distribution in collaborazione con Sky. La fotografia è curata da Carlo Rinaldi, il montaggio è di Ilaria Fraioli, le musiche di Giorgio Giampà e Marta Lucchesini, la scenografia di Massimiliano Nocente e i costumi di Andrea Cavalletto. Il film è al cinema dal 7 maggio distribuito da Vision Distribution.