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‘Piccolo miracolo’, la Roma che non si vede tra centro e periferia 

12-06-2026 Vania Amitrano Reading time: 6 minutes

Roma è una metropoli diversificata e stratificata e Piccolo miracolo, il nuovo film di Guido Chiesa, riesce a raccontare soprattutto la distinzione netta e profonda che separa centro e periferia da un punto di vista inusuale, non solo sociale ed economico. Greta Scarano e Marco D’Amore sono protagonisti del film presentato in concorso al 72° Taormina Film Festival e dal 25 giugno al cinema con 01 Distribution.

Piccolo miracolo

Davide Lancia (Marco D’Amore) è il figlio di un ricco imprenditore edile romano (Giorgio Colangeli). È cresciuto nel lusso e negli agi e ha un debole per tutto ciò che è bello, come le donne e l’arte. Al suo quarantesimo compleanno suo padre decide di metterlo alla prova per prepararlo a diventare l’erede dell’impero che lui ha faticosamente creato: dovrà far sgombrare una palazzina della periferia romana, farla abbattere e al suo posto edificare un immobile di lusso. Ma c’è un ostacolo, si chiama Ursula (Greta Scarano), è una donna cieca, che non intende abbandonare la sua casa, posta in un luogo dove ormai ha potuto mettere radici e cementare quei punti riferimento che le permettono di vivere in autonomia. Davide la conosce e, sebbene lei sia agli antipodi delle sue ordinarie frequentazioni, ne resta affascinato tanto da riconoscere che forse la persona cieca, dal punto di vista umano, è proprio lui.

Il regista Guido Chiesa (30 notti con il mio ex, 2025) racconta una storia insieme moderna e antica su una Roma divisa tra centro e periferia non convenzionale. Il paesaggio urbano della città è rappresentato da una prospettiva molto specifica, ma puntuale e assai realistica, anche grazie alla fotografia di Roberto Forza, che ne coglie scorci e panoramiche dal forte valore simbolico.

"Centro nel senso di cuore della città, sede del potere, economico e politico. Ma anche luogo dove sono custoditi e esibiti i tesori dell'arte e della cultura, dove la bellezza della creatività umana viene raccolta e venduta. È il mondo di Davide e dei suoi soci. Periferia nel senso di quartieri eretti non a misura di essere umano. Luoghi ai margini in cui confinare gli scarti di una società fondata sulla produttività e la performance. E in cui questi scarti continuano a riprodursi in un loop infinito tra l'ambizione di arrivare al centro e la frustrazione per l'inevitabile emarginazione. È il mondo di Ursula, Re Bibbia e i suoi uomini", spiega il regista Guido Chiesa.

Tra cecità reale e del cuore

Tratto dal romanzo "La grazia del demolitore" di Fabio Bartolomei e sceneggiato da Nicoletta Micheli, Piccolo miracolo è un film che narra di una Capitale vera e attuale, quella cannibalizzata dall’avidità dell’imprenditoria edilizia, spietata industria che mentre si occupa di uno dei principali diritti umani, quello ad avere abitazione dignitosa, ne sfrutta cinicamente e avidamente ogni aspetto.

La parte antica porta una lontanissima eco francescana; è il racconto dell’uomo ricco ma cieco nel cuore che finalmente apre gli occhi e scopre la gioia e la bellezza del dono e della condivisione. Davide è un privilegiato, uno cresciuto tra prestigiosi collegi napoletani e il ricco quartiere dei Parioli, ma ha anche un animo sensibile ed è proprio l’amore per la bellezza il canale che lo aiuta a dare un altro significato alla sua vita.

Il quartiere in cui vive Ursula non ha in realtà nulla di bello dal punto vista urbanistico e paesaggistico, è uno dei tanti della periferia romana che inanella casermoni popolari tutti uguali, ma la sua ricchezza sta nell’umanità che lo abita. Ursula aveva una vicina affezionata e premurosa, si può muovere con una discreta disinvoltura tra strade certamente impervie ma che conosce bene, in cui le persone e i luoghi restano i suoi più rassicuranti punti di riferimento. È questo il vero paesaggio urbano che Piccolo miracolo descrive.

La Roma di Piccolo miracolo dunque è quella doppia città in cui centro e periferia sembrano lontanissime l’una dall’altra non solo geograficamente e a livello paesaggistico, ma anche e soprattutto umanamente. Il quartiere di Ursula sintetizza in sé gli elementi di tanti quartieri della periferia della Capitale, dal Laurentino 38 a Corviale (per citare i più famosi), e ne rappresenta in modo fedele soprattutto il modo di vivere, cogliendone insieme i tantissimi difetti estetici e i molti pregi della sensibilità dei suoi residenti, nascosti come perle rare.

Piccolo miracolo è stato girato tra i quartieri Tiburtino III, Colli Aniene e Anagnina, Torre Maura, dove vive e lavora Ursula; una scelta narrativa precisa che definisce un territorio di edilizia popolare, riconoscibile e coerente, contrapposto alle location più ricche dei Parioli e di Villa Lancia a Guidonia, luoghi abituali del personaggio di Davide.

L’opera è prodotta da Alessandro Usai, Pierpaolo Luciani e Alessandro Squarciotta per No Name Entertainment ed Edoardo Leo per Alea Film, realizzata e distribuita con il contributo del Fondo per lo sviluppo degli investimenti nel cinema e nell'audiovisivo del Ministero della Cultura - Direzione Generale Cinema e Audiovisivo.