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La Reggia di Portici diventa liceo militare per la serie Netflix ‘Minerva'

30-07-2026 Carmen Diotaiuti Reading time: 12 minutes

Arriva dal 22 settembre su Netflix la miniserie Minerva – La scuola, diretta da Ivan Silvestrini (Mare Fuori) e prodotta da Picomedia. La serie, in otto episodi, è ambientata in un immaginario liceo militare di Napoli, il liceo Minerva, un mondo che sembra appartenere a un’altra epoca, fuori dal tempo e a tratti perturbante, dove i ragazzi vengono svegliati all’alba per l’alzabandiera, non sono consentiti cellulari o abiti civili, c’è il divieto di relazioni sentimentali e tra le varie materie scolastiche gli studenti imparano pure a maneggiare le armi. La serie è stata presentata in anteprima allo scorso Giffoni Film Festival con un suggestivo tour itinerante tra le location accompagnato da autori e protagonisti: Salvo (Ciro Minopoli), un ragazzo di una casa famiglia entrato nella scuola per scoprire la verità sulle sorti del suo migliore amico; Vincenzo (Biagio Venditti), che vuole emulare la carriera militare del padre; e Camilla (Margherita Buoncristiani), viziata ragazza milanese che è stata messa lì dentro dal padre per essere riformata. Insieme e loro anche il mondo degli adulti, ufficiali e degli insegnanti civili che sono lì per formare i ragazzi ma che devono fare i conti con la loro coscienza, le loro fragilità e i loro errori: il comandante Achille Giordano (Massimiliano Gallo) autorevole e intelligente, ma pure tradizionalista e conservatore, e l’insegnate di Storia e Filosofia Laura Canali (Cristiana Capotondi), profondamente scettica verso i valori militari e finita per sbaglio nella scuola.

Trama e ambientazioni sono ispirate a reali licei militari (in Italia ce ne sono quattro, aperti alle allieve solo in anni recenti), dove ragazzi e ragazze imparano le basi della disciplina militare fin dai 16 anni, un’età, come sottolineano gli sceneggiatori, in cui i loro coetanei formano la propria identità spesso in modo opposto: trasgredendo, oltrepassando i limiti, andando contro l’autorità, dai genitori ai professori:“Le scuole militari sono realtà estremamente esigenti - rimarcano gli sceneggiatori - in cui il culto della performance e del risultato è esaltato al massimo, e la retorica della prestazione e del merito pesa sugli studenti che la frequentano. Questa tensione tra libertà individuale e costrizioni esterne, tra affermazione di sé e adeguamento alle aspettative altrui è al centro della nostra serie ed è ciò che rende Minerva-La Scuola prima di tutto un racconto di formazione”.

C'è spazio per la fragilità in un luogo che deve formare i soldati di domani? Quanto di sé è giusto sacrificare per la Patria? Come si affronta una vita scissa tra verità e compromesso? Queste alcune delle domande a cui la serie cerca risposta:

“Ciò che mi ha subito convinto è la qualità di una scrittura profonda e complessa, che cala i protagonisti in dilemmi morali continui, dalle questioni più adolescenziali e sentimentali, a scelte etiche che proiettano verso una vita adulta consapevole scissa tra Verità e Compromesso -  ha commentato  Ivan Silvestrini che ha recentemente firmato anche la serie di successo Mare Fuori-  Lo stile che ho provato a dare a questa storia segna per me un cambio rispetto alla mia precedente esperienza su 'Mare Fuori', per quanto i protagonisti siano mossi da forti passioni, il contesto impedisce loro di esprimerle liberamente, e la regia riflette questa rigidità di impostazione, che chiaramente smania per trovare momenti in cui esplodere in attimi di esaltazione e sensualità, e ciclicamente lo fa, in un caleidoscopio di colori e musiche liberatorio e catartico”.

Il set tra Portici ed Ercolano 

La serie è stata girata in provincia di Napoli, per diciannove settimane di riprese da marzo a luglio 2025, tra la Reggia di Portici, cuore visivo principale della serie, e la vicina Villa Campolieto di Ercolano, situata a valle della borbonica strada delle Calabrie, dove sono stati ambientati i sotterranei della Scuola. La Villa venne edificata per volontà del Principe Luzio De Sangro, Duca di Casacalenda che nel 1755, affidò il progetto e l’esecuzione dei lavori a Mario Gioffredo. Costretto ad abbandonare l’opera intorno al 1760 fu sostituito da Luigi Vanvitelli che, dal 1763 al 1773 (anno della sua morte) ne diresse i lavori, completati nel 1775 dal figlio Carlo.

Tour nella Reggia Di Portici, tra i luoghi di ‘Minerva’

Un luogo che racchiude più mondi in uno la Reggia Di Portici: i fasti della corte borbonica, le prime scoperte archeologiche di Ercolano e Pompei, la scienza moderna e un giardino botanico. La Reggia di Portici, residenza estiva di Carlo di Borbone e Maria Amalia di Sassonia, è oggi un polo culturale e didattico vibrante che fonde architettura, arte e natura, attraverso la gestione del centro MUSA, parte del sistema museale dell’Università di Napoli “Federico II”.

La costruzione della Reggia di Portici, avviata nel 1738, non fu un evento isolato, ma il tassello fondamentale di un ambizioso progetto di rinnovamento urbano che mirava a elevare Napoli al rango delle grandi capitali europee come Parigi e Madrid. Carlo di Borbone, sovrano illuminato e appassionato, scelse architetti di fama internazionale come Antonio Canevari e Giovanni Antonio Medrano, i quali dovettero misurarsi con una sfida topografica senza precedenti: la presenza della strada regia delle Calabrie che tagliava il sito. La soluzione fu geniale: il palazzo inglobò la strada, rendendo il cortile d'onore un punto di transito pubblico e celebrativo al tempo stesso.

La struttura, con la sua caratteristica pianta a "U" aperta verso il mare del Granatello, rappresenta una sintesi tra l'esigenza di sicurezza della corte e il desiderio di godere della bellezza paesaggistica. L’uso del piperno e del tufo sottolinea il legame materico con la terra vulcanica, mentre la scalinata monumentale funge da preludio agli appartamenti reali. La Reggia di Portici divenne rapidamente il palcoscenico di una nuova immagine della monarchia, capace di coniugare la vita riservata dei sovrani con lo svolgimento delle cerimonie pubbliche.

LA BIBLIOTECA STORICA - nella serie è la biblioteca del Minerva

Gli eleganti ornamenti che ancora decorano il soffitto sono in stile barocco; le grandi conchiglie dorate sembrano sospese nel tempo, pronte a rivelare i segreti del passato. Nel 1872, con la nascita della Reale Scuola Superiore di Agricoltura, questa sala divenne una Biblioteca, cuore pulsante della Scuola. La Biblioteca fu guidata da figure di spicco: Alfonso Cossa, Ettore Celi, Nicola Antonio Pedicino, Orazio Comes, Oreste Bordiga, nomi che arricchirono il suo patrimonio culturale e ne consolidarono la fama.

All’inizio del Novecento, il patrimonio della Biblioteca contava già oltre 15.000 opere e più di 150 periodici. Negli anni Cinquanta, la sala fu dotata di una maestosa scaffalatura in metallo che ancora oggi custodisce collezioni preziose: libri, riviste scientifiche e documenti rari, tra questi una copia del Regio decreto di fondazione del 1872 e antichi inventari manoscritti che descrivono attrezzature e laboratori dell’epoca. Tra i tesori più preziosi sicuramente ci sono i “Manoscritti di viaggio” di Giovanni Gussone, celebre botanico a cui è dedicato il parco superiore della Reggia. La Biblioteca vanta anche un fondo di oltre 600 edizioni antiche, tra cui cinquecentine e opere del Settecento e Ottocento, come il De naturali vinorum historia del 1596 e La Real villa di Portici del 1787. Periodici storici e donazioni private, come i fondi Comes e Ierna, arricchiscono ulteriormente il patrimonio.

SALA POMPEIANA - nella serie è la sala del Comandante

Addentrandosi negli appartamenti reali, si accede a uno degli ambienti più suggestivi del palazzo, adiacente alle sale di rappresentanza: la Sala Pompeiana. Progettata originariamente nel 1741 dall'architetto Antonio Canevari per ospitare la camera da letto privata del Re Carlo di Borbone, la stanza mantenne questa funzione intima e residenziale per diversi decenni. Tuttavia, a seguito del successivo ampliamento dell'ala occidentale del palazzo, le stanze da letto reali vennero spostate nei nuovi settori della Reggia. Fu solo in questa seconda fase, sul finire del Settecento, che l'ambiente cambiò radicalmente funzione; fu destinato a salotto di svago della corte. Ribattezzata nei documenti come Stanza del Trucco, divenne un ambiente riservato al gioco del biliardo, dove i sovrani e i cortigiani più intimi potevano sfidarsi lontano dai rigidi vincoli del cerimoniale pubblico.

TERZA ANTICAMERA (SALA DELLA SETA GIALLA) - nella serie è la sala professori

Stanza attigua ai saloni d'onore e con affaccio diretto verso il mare, questa stanza fungeva da filtro cerimoniale per l'accesso agli appartamenti reali borbonici. Durante il decennio francese, l'architetto Lecomte ne diresse la completa modernizzazione in stile impero. Nel Settecento la sala mostrava un arredo sobrio ma lussuoso, ideale per l'attesa dei diplomatici: era allestita con tavoli a muro, sedie in pregiato mogano e un imponente orologio a pendolo di manifattura inglese che scandiva rigorosamente i minuti che separavano gli ospiti dall'udienza del sovrano.

ESEDRA - nella serie è il cortile del Minerva, sede dell’alzabandiera

Guardando al di fuori delle grandi aperture della Terza Anticamera, l'orizzonte visivo si apre sul monumentale cortile ellittico sottostante: l'Esedra. L'Esedra non solo conduceva ai giardini prospicienti il mare, raccordava anche le scuderie e i corpi di guardia laterali in un perfetto equilibrio architettonico tardo-barocco.

SALA DELLE GUARDIE - nella serie è la sala del test d’ingresso e la sala della cerimonia dello spadino

Al culmine della seconda rampa dello Scalone Reale progettato da Antonio Canevari, la Sala delle Guardie accoglie il visitatore introducendolo nel cuore dell'appartamento di rappresentanza. Questo vasto ambiente era originariamente destinato al corpo delle guardie di Sua Maestà, le quali, come ricordano i documenti d'epoca, avevano il compito di vegliare sui reali passaggi «anche di notte».

La decorazione dello spazio fu interamente concepita per sbalordire e celebrare la sovranità. Le pareti recano la firma illustre di Vincenzo Re, il celebre scenografo del Teatro di San Carlo, che trasformò i muri perimetrali in una grandiosa macchina illusionistica ispirata agli apparati effimeri delle feste barocche. Sopra una finta balaustra dipinta, l'artista ha raffigurato drappi di velluto pesante, quinte teatrali prospettiche e un loggiato ideale aperto che lascia intravedere statue e sfondi architettonici dilatati, annullando i limiti fisici della muratura. Alzando lo sguardo verso la volta, si incontra il capolavoro pittorico della sala: il grande affresco celebrativo eseguito da Crescenzo La Gamba raffigurante l’allegoria de “La Verità svelata dal tempo”. La composizione mostra il Tempo, personificato nelle sembianze del mitologico Saturno, nell'atto di sollevare un manto rosato per svelare una delicata figura femminile: la Verità. Quest'ultima reca tra le mani un sole radiante, la cui luce mette in fuga i Vizi e propizia il trionfo delle Virtù, mentre la Maestà regia appare circondata dalle figure allegoriche della Pace, della Giustizia, dell’Abbondanza e dell’Eloquenza, a fronte delle Erinni che precipitano nell'oscurità.