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Viaggio in Italia di Rossellini. Un Grand Tour moderno tra siti culturali e le guide improvvisate di un tempo

25-08-2026 Gianni Pittiglio Reading time: 10 minutes

ARTE E LOCATION: IL CINEMA NEI DETTAGLI

Il restauro in 4K realizzato da Cinecittà del capolavoro di Roberto Rossellini, che verrà proiettato il prossimo sabato 5 settembre nella Sala Corinto, durante l’83° edizione della mostra del cinema di Venezia, a 120 anni dalla nascita del regista romano, è l’occasione per Arte e Location di ripercorrere i luoghi di Napoli che Katherine Joyce/Ingrid Bergman vede durante il suo Viaggio in Italia con il marito Alex.
Il titolo riprende la tradizione del Grand Tour e la tanta letteratura a tema, per riferirsi alla quale basti pensare su tutti a Viaggio in Italia di Goethe, resoconto del viaggio fatto tra 1786 e 1788, pubblicato in due volumi usciti rispettivamente nel 1816 e nel 1817.
Nella pellicola di Rossellini, però, almeno in partenza, non si tratta di un viaggio di formazione culturale, com’era un tempo per chi veniva dai paesi del nord, e non è un itinerario nelle principali città d’Italia, ma si limita all’area partenopea. L’occasione del viaggio per la coppia inglese protagonista del film è puramente pragmatica, ed è finalizzata a prendere possesso di una casa lasciata in eredità dallo zio Michael nella vasta campagna ai piedi del Vesuvio. I due arrivano a Napoli in auto – persino con Katherine alla guida, primo dei tanti contrasti rispetto alla realtà circostante –, e alloggiano all’Hotel Excelsior di via Partenope. L’arrivo sul lungomare permette alla mdp di inquadrare la seicentesca Fontana del gigante, struttura a tre archi con stemmi, animali marini, divinità fluviali e cariatidi. Fu realizzata tra fine XVI e inizio XVII secolo per Antonio Alvarez de Toledo dai fiorentini Pietro Bernini – che nel 1606 tornò a Roma – e Michelangelo Naccherino, che la completò nel 1633. Buffo, però, che il suo nome oggi sia legato a un contesto irrimediabilmente perduto, poiché la fontana monumentale venne realizzata per la piazza antistante il Palazzo Reale – oggi piazza del Plebiscito – e posta vicino alla colossale statua di Giove, pastiche assemblato nel 1670 a partire dal busto ritrovata a Cuma, noto come “il Gigante”. Da lì vennero rimossi entrambi nel 1807 e nel 1815 e la fontana monumentale, dopo essere finita al palazzo dell’Immacolatella e poi alla villa del Popolo, nel 1906 è stata montata dove si trova tuttora.
All'interno della casa appartenuta allo zio Michael, c'è spazio anche per la pittura napoletana dell'800: alcuni personaggi si fermano a conversare sui una parete sono appesi diversi dipinti di Filippo Palizzi, uno dei primi pittori veristi dell’800 napoletano.
Fatta, però, eccezione per questo e altri pochi inserti di paesaggio o urbanistici, su tutti il funerale a piazza Sanità e la scena finale con la processione della Vergine a piazza D'Amato a Maiori (Salerno), Viaggio in Italia porta Katherine in alcuni luoghi fondamentali della cultura e del turismo napoletano: il Museo Archeologico Nazionale, l’antro della Sibilla Cumana ai Campi Flegrei, il cimitero delle Fontanelle, gli scavi di Pompei.

Ercole Farnese, copia di Guglielmo della Porta, 1547,
Napoli, MANN - © Web Gallery of Art

Nel primo viene accolta da una guida del tempo – un uomo anziano che senza alcun patentino o altro si avvicina alla turista per spiegarle qualcosa e poi ricevere una mancia – che, peraltro, le chiede se dopo voglia visitare anche “la pinacoteca”, evidentemente il Museo di Capodimonte.  
Lì, nell’atrio, la mdp inquadra un leone e altri marmi, ma poi i due attori passano davanti al bronzeo Ermes a riposo della Villa dei Papiri a Ercolano, ai cui capolavori trovati tra 1754 e 1756 la regia dedica i successivi secondi del film. In primo luogo l’uomo cita le Danzatrici di Ercolano, copie romane di I a.C. di originali greci, aggiungendo una nota del tutto personale, dicendo che la quarta di esse somiglia a sua figlia Marianna (sic). Oggi il titolo di “danzatrici" dato loro da Winckelmann non è più così certo, poiché si tratta più verosimilmente di portatrici d'acqua (hydrophorai) o di danaidi, figlie del re di Libia Danao, che secondo il mito vennero condannate da Zeus a riempire d'acqua una botte dal fondo bucato.
Dalla stessa Villa dei Papiri, la guida mostra a Katherine anche altri bronzi, come il Satiro dormiente (anche se lui lo dice proveniente da una villa di Pompei), oggi considerato, in virtù delle piccole corna sulla testa, più correttamente Pan, e poi il Fauno ebbro. La regia, che invece si concentra sullo sguardo in soggettiva di Katherine, indugia anche su uno dei due strepitosi Corridori, anch’essi copie romane derivanti da modelli greci della scuola di Lisippo (IV-III a.C.), che come le statue femminili già citate impressionano per gli occhi così espressivi realizzati in osso, avorio e pietre grigie e nere.

Toro Farnese, copia in bronzo di Antonio Susini, 1625,
Roma, Galleria Borghese - © Web Gallery of Art

La visita prosegue con i busti in marmo di alcuni imperatori romani (Caracalla, Nerone, Tiberio), che la guida non manca di tratteggiare come pazzi, e una Venere frammentaria priva di braccia e di testa. La sequenza, così come si era aperta con il Leone Farnese, allora posto tra i cancelletti di ingresso e oggi all’accesso del grande scalone del museo, si chiude con due dei marmi più famosi della collezione Farnese, arrivata a Napoli tra il 1734 e il 1784 per volere di Carlo III di Borbone, in virtù del matrimonio tra Elisabetta Farnese e Filippo V di Borbone (1714). Nelle ultime immagini del MANN, infatti, vediamo prima l’Ercole Farnese e, di rimpetto a lui, il Toro Farnese, entrambi trovati alle Terme di Caracalla nel 1546 e per oltre due secoli conservati in Palazzo Farnese a Roma. Il primo rappresenta l’eroe a riposo con gli attributi identitari della clava in una mano e della pelle di leone su una spalla; il secondo riproduce la scena del supplizio di Dirce, matrigna di Anfione e Zeto, figli di Antiope, che così vendicano le offese subite dalla madre. La guida improvvisata lascia la scena con un’ultima notizia errata, attribuendo il primo restauro del Toro a Michelangelo, che invece sappiamo solamente che propose a Paolo III di utilizzare la grande statua per una fontana da costruire all’interno del palazzo Farnese.
Katherine più avanti va ai Campi Flegrei, dove ammira principalmente l’antro della Sibilla Cumana, scoperto dall’archeologo Amedeo Maiuri nel 1932, a un passo dalle rovine del Santuario di Apollo che un troneggiava sull’acropoli. Il tunnel trapezoidale lungo 101 metri e scavato nel tufo, datato alternativamente dagli studiosi è databile tra il X e il IV a.C., viene citato da Virgilio nell’Eneide come il luogo in cui la celebre Sibilla, sacerdotessa di Apollo, predice all’eroe la futura gloria e la fondazione di Roma.
Anche qui una guida raffazzonata racconta alla donna la vicenda di Enea come un fatto storico e lo mette sullo stesso piano dell’arrivo lì da parte delle truppe inglesi durante la Seconda guerra mondiale, che nel 1943 sfruttarono strategicamente la posizione elevata dell’acropoli dell’antica Cuma.

I coniugi Joyce tra le rovine di Pompei

Dopo la salita al Vesuvio, dove un'altra improbabile guida mostra a Katherine piccoli crateri fumanti, cenere e lapilli, che lei fotografa con la sua Rolleiflex, il successivo e breve passaggio al cimitero delle Fontanelle, ai piedi del monte Lotrecco, dove va con la moglie del loro ospite partenopeo, tocca profondamente la protagonista. La vista delle 366 fosse in cui, tra 1836 e 1837, vennero sepolte le tante persone uccise dalla grave epidemia di colera che colpì Napoli commuove Katherine. Ancora oggi colpisce l’atmosfera che si respira in quel luogo che, prima Luigi Santacroce e poi Leonardo Laghezza, trasformarono in un vero e proprio santuario del Purgatorio, in cui da ormai quasi due secoli i napoletani vivi raccomandano le anime dei propri defunti con la formula «Refrisco all'anema d''o priatorio».
L’ultima location turistico-culturale, infine, è quella degli scavi di Pompei, dove Katherine e Alex, invitati dal loro ospite, hanno l’occasione di vedere un momento straordinario all’interno di una nuova area di scavo. La coppia, infatti, assiste alla trasformazione in calchi di gesso dei vuoti lasciati dai corpi delle vittime dell’eruzione del 24 ottobre del 79 d.C. ma Katherine, scossa dall'idea di quei corpi morti da secoli vuole andare via. I protagonisti lasciano così il sito archeologico, e per farlo passeggiano tra le rovine e le antiche ville, attraversando anche la via dell'Abbondanza, il decumanus maximus che attraversava la città da est a ovest, e il famoso Quadriportico dei Teatri (poi Caserma dei gladiatori). Nei loro pensieri, però, rimarranno le due persone morte abbracciate, un marito e una moglie, un dettaglio simbolico che li farà riflettere profondamente e che avrà conseguenze sulle loro scelte...