“Un film urgente” così la sceneggiatrice (anche coproduttrice) Lisa Nur Sultan preferisce definire Zustissia, esordio alla regia di Francesco Piras, racconto di uno dei più gravi errori giudiziari commessi in Italia negli ultimi decenni. Ambientato nella Sardegna rurale dei monti di Sinnai e Burcei in provincia di Cagliari, il film che vede protagonisti Michele Riondino e Fabrizio Ferracane è ispirato al libro di Mauro Trogu e Beniamino Zuncheddu “Io sono innocente” (De Agostini Libri).
La vicenda di Beniamino Zuncheddu, pastore sardo che a 26 anni venne accusato di triplice omicidio in quella che divenne nota come strage di Sinnai, comincia nel 1991. Tre gradi di giudizio lo condannarono all’ergastolo, ma il caso presentava lacune evidenti e la condanna pareva lontana dall’esaurire ogni ragionevole dubbio. Se ne rese conto venticinque anni dopo un giovane avvocato, Mauro Trogu, contattato dalla sorella di Beniamino, strenuamente convinta dell’innocenza del fratello insieme a lui, il quale, a dispetto di qualsiasi beneficio giudiziario derivante da una sua eventuale confessione, aveva sempre rifiutato di dichiararsi colpevole.
Fatta eccezione per un breve prologo, che riassume il momento della strage del 1991 avvenuta in una stalla sui monti di Sinnai, utile a riepilogare la vicenda e a descrivere il paesaggio umano e naturale entro cui i fatti si svolsero, la storia di Zustissia sceglie di partire dal 2017, quando Mauro Trogu (Michele Riondino) decide di assumere pro bono il caso di Beniamino (Fabrizio Ferracane), ormai in carcere da 25 anni. Da quel momento la battaglia silenziosa e pacifica di Zuncheddu per la propria libertà diventa anche la causa di Trogu che, dopo aver studiato attentamente le incongruenze della sua condanna, mette in atto una serie di indagini al fine di trovare quella nuova prova necessaria giustificare la riapertura e revisione del processo.
“Io e Niccolo Gentili – spiega la sceneggiatrice Lisa Nur Sultan - abbiamo voluto raccontare questa storia perché la vicenda di Beniamino ci aveva colpito tantissimo anche per il fatto che lui non avesse scelto la rabbia, che non fosse una storia di rancore e di vendetta, ma che fosse una storia in cui le persone per bene si ritrovavano, si alleavano e facevano in modo che la giustizia curasse la giustizia. La giustizia aveva sbagliato, ma la giustizia ha trovato il modo di rimediare, anche se ci ha messo troppo, ci ha messo decisamente troppo”.
L'obiettivo di Zustissia (scheda film) per il regista Francesco Piras non era realizzare la semplice cronaca di un errore giudiziario, ma restituire la complessità umana, etica e politica della vicenda. Il film nasce proprio dalla figura di Beniamino, rimasto sempre uomo “tenero e, allo stesso tempo, tenace”, e dalla necessità di raccontare anche la comunità che lo ha circondato, quella in cui è cresciuto e quella che ha creduto nella sua innocenza.
Per questo i fuochi della regia del film si sono concentrati su due aspetti fondamentali: i volti personaggi e i luoghi. Primi piani ravvicinati sui protagonisti mostrano le emozioni e restituisco il senso e il peso del tempo che passa. Mentre riprese ampie e panoramiche ritraggono una terra, quella della Sardegna, con una sua identità precisa, che nei paesaggi naturali accoglie, richiama nostalgicamente, ma anche allontana e al tempo stesso nei suoi luoghi più angusti come il carcere e il tribunale condanna, rifiuta e costringe ad un esilio forzato.
Piras si sofferma spesso sulle strade impervie dei monti di Sinnai che portano agli ampi pascoli, luoghi isolati e volte ostili che tanto favoriscono un contatto quasi ancestrale con la natura quanto accolgono faide brutali e crimini imperscrutabili. Le piccole strade di Burcei, paese di origine di Zuncheddu, restituiscono il calore dei ricordi di uan comunità rurale e di un ambiente familiare, umile e pacifico come appaiono gli stessi Beniamino e sua sorella Augusta (Laura Mura).
Più freddi e respingenti sono invece gli interni che ospitano le scene ambientate nel tribunale e nel carcere di Cagliari. Su tutta la parte giudiziaria domina l’imponente grigiore della facciata del Palazzo di giustizia di Cagliari, mentre gli ambienti del carcere di Uta sono stati ricreati negli spazi dell’ex carcere di Buoncammino chiuso nel 2014. Le celle e le stanze del tribunale paiono anguste e ben più inospitali dei paesaggi montani.
Geppi Cucciari, che in Zustissia interpreta la reporter di Radio Radicale, racconta: “Ricordo la prima scena che ho girato era quella in carcere a Buoncammino. Era un posto che io vedevo ogni giorno quando andavo a studiare giurisprudenza e già allora sentivo quel dolore che mi arrivava da là dentro, la percezione che forse qualcuno là non dovrebbe esserci. Quella situazione me la sono sempre portata addosso anche quando per la prima volta ho stretto le mani di Fabrizio Ferracane in quella scena. Ricordo quel buio e l’umidità di quella cella”.
Il territorio in Zustissia si fa dunque anche elemento strutturale della narrazione, la sua energia influisce sui personaggi definendo anche i rapporti tra loro: caldi, familiari e sconfinati da un lato, distanti, sordi e opprimenti dall’altro.
Zustissia, al cinema dal 15 ottobre con Piperfilm, è prodotto da Palomar e Piperfilm in collaborazione con Netflix e Rai Cinema. Il film è realizzato con il contributo della Regione autonoma di Sardegna, realizzato con il sostegno della Fondazione Sardegna Film Commission - Fondo location scouting con il patrocinio del Comune di Cagliari.