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Svanì, il giovane Pascoli firmato da Piccioni. Set tra Emilia-Romagna e Toscana

09-01-2026 Carmen Diotaiuti Reading time: 6 minutes

Un giovane avventuroso, alle prese con ideali rivoluzionari e impegno politico, ma pure disagio economico e tragedie familiari. È il ritratto di Giovanni Pascoli firmato da Giuseppe Piccioni, con la sceneggiatura di Sandro Petraglia, nel film TV Svanì – Il romanzo familiare di Giovanni Pascoli che arriva martedì 13 gennaio su Rai 1, dopo l’anteprima alla Mostra del Cinema di Venezia nella sezione 'Confronti' delle Giornate degli Autori. Una produzione Rai Fiction e Memo Film, con protagonisti Federico Cesari nei panni di Giovanni Pascoli, Benedetta Porcaroli nella parte della sorella Mariù e Liliana Bottone come la sorella Ida, Svanì racconta la vita di Pascoli in chiave familiare, restituendo una narrazione appassionata del poeta romagnolo che mette in evidenza come le tragedie familiari che ha subito, tra cui la perdita dei genitori e dei fratelli, lo abbiano profondamente segnato, ma che disciplina e educazione ricevuta lo abbiano al tempo stesso aiutato ad alimentare il talento poetico. 

Rispetto al rapporto tra vita e atto creativo, Federico Cesari racconta come il film abbia trasformato la sua personale percezione: “Svanì mi ha aiutato a dare alla poesia una dimensione concreta e quotidiana. Ho compreso l’importanza e l’immediatezza della poesia, la capacità di trasmettere visioni e archetipi della vita del poeta in maniera viscerale.”

Il set tra Emilia-Romagna e Toscana

Svanì prende il via con il viaggio del treno che riporta da Bologna ai luoghi di origine la salma di Pascoli: un’immagine simbolica del legame tra vita privata e memoria collettiva, ispirata al libro fotografico di Paul Fusco Funeral Train sul funerale di Robert Kennedy, come racconta il regista. Il viaggio è l'espediente per mettere insieme fantasmi e personaggi reali, lasciando allo spettatore un forte ruolo immaginifico sul racconto. Della vita del poeta romagnolo vengono ripercorse solo alcune tappe selezionate, per non farne un film biografico ma piuttosto una guida alla scoperta di un Pascoli giovane, avventuroso, attratto dagli ideali rivoluzionari, che rischia di perdere il momento più importante della sua vocazione poetica.

Il film è stato girato da fine settembre a novembre 2024, con 5 settimane di riprese e una troupe composta da 67 professionisti che hanno valorizzato paesaggi autentici e ricostruito l’Italia della fine dell’Ottocento e dei primi del Novecento.  Le riprese hanno coinvolto l’Emilia- Romagna con 9 giorni di lavorazione in buona parte a San Mauro Pascoli, suo paese di nascita in provincia di Forlì-Cesena, in particolare a Villa Torlonia, nel Museo Casa di Pascoli, casa natale del poeta. Set anche tra i territori di Sant'Arcangelo e a Bologna e dintorni.
In Toscana le riprese, durate quasi tre settimane, hanno coinvolto la provincia di Lucca, in particolare Barga e la frazione di Castelvecchio Pascoli e la Val d’Orcia.

Il dialetto romagnolo come stato emotivo

Importante il lavoro sulla lingua fatto per il film ( "La recitazione degli attori è stata pensata in chiave musicale, ispirata alla passione di Pascoli per l’opera lirica e le sonorità poetiche") e accurato il lavoro di resa dell’accento romagnolo, in particolare da parte del protagonista, fondamentale per rendere autentico il personaggio di Pascoli: “Ho passato tutte le mie estati in Romagna da piccolo - ha detto Federico Cesari - quindi avevo già un po’ dell’orecchio romagnolo". Cesari sottolinea. poi, come la cadenza romagnola sia non solo una questione linguistica, ma anche emotiva: serve a trasmettere il legame intimo tra il poeta e la sua terra, la Romagna, che rimane uno dei ricordi più felici dell’infanzia. "Questo dialetto era essenziale perché esprime il legame profondo tra Pascoli e la sua terra, che descrive anche nelle poesie. Per me era importantissimo riportare questo accento.”

Giovanni Pascoli, modernità e rapporto con le sorelle 

Uno dei temi centrali del film è il rapporto tra Giovanni Pascoli e le sue sorelle. Maria e Ida diventano figure chiave nel film: Maria (Benedetta Porcaroli) è la sorella che accompagna Pascoli nella vita, spingendolo verso il successo e sostenendolo anche nelle scelte poetiche, talvolta con amore e possesso. Ida (Liliana Bottone) rappresenta invece la capacità di emanciparsi e di uscire dal “nido familiare”, pur mantenendo un legame profondo con il fratello. “Maria è la sorella che si prende un po’ carico di questo fratello. È stata la sua prima fan e ha dato il contributo perché diventasse quello che conosciamo. È un intreccio di luce e ombre che rende il rapporto familiare straordinariamente stratificato”, sottolinea Benedetta Porcaroli. Il film mostra come Pascoli, dopo l’esperienza socialista e il desiderio di un modello morale per la società, cerchi di ricreare un nido familiare attraverso l’amore e la protezione delle sorelle, trasformando il dolore in missione morale.

Il film sottolinea pure la modernità del poeta, ancora attuale nella sua visione filosofica e nella capacità di relazionarsi con la natura e con la vita quotidiana. Pascoli viene raccontato come un uomo che respinge l’ego e la gloria fine a se stessa, privilegiando relazioni intime e autentiche, come sottolinea il regista: “Penso che Pascoli possa essere un modello ispiratore per i giovani, perché ha un modo di intendere la vita che va contro i grandi slanci dell’ego e riporta tutto a una dimensione di rapporti veri e riconnessione con la natura”.