Da giovedì 21 maggio sarà in sala il documentario Aldair. Cuore giallorosso, diretto da Simone Godano, prodotto da Grøenlandia, Sky Italia, InHouse, Duende Film, e distribuito da Nexo Studios.
Il film, scritto da Shadi Cioffi e Boris Sollazzo, è stato girato tra Roma e Brasile, con il fondamentale ausilio di romanisti doc come Sandro Bonvissuto, scrittore, che ci ha messo tutto se stesso, comparendo in video insieme al calciatore per l’intera durata del film; Claudio Amendola, che è la voce narrante; Piotta (Tommaso Zanello), che ha partecipato alla colonna sonora componendo l’inedita Aldair.
Una via intestata a suo nome, nel villaggio di Banco da Vitoria (Ilheus), il luogo in cui è nato 60 anni fa, eppure nessuno ha mai saputo nulla… questo è Nascimento do Santos Aldair, per tutti semplicemente Aldair, campione silenzioso, umile, timido, schivo e dall’ enorme personalità.
Tra immagini di repertorio e interviste, il documentario ripercorre le tappe della sua straordinaria carriera, i primi calci nel campo dietro casa – anche quello oggi intitolato a lui –, con il padre a guardarlo da vicino; il trasferimento a Rio de Janeiro per gli inizi al Flamengo, per poi approdare in Europa, prima al Benfica e poi le tredici stagioni alla Roma, dove ha vinto lo storico scudetto del 2001, un anno al Genoa e infine il ritorno in Brasile. In mezzo a tutto questo una lunga militanza nella nazionale carioca, con cui ha vinto il mondiale del 1994.
Tra le location italiane del documentario le due arene più amate dai tifosi della Roma: lo stadio Olimpico, che Aldair ha iniziato a vivere proprio nell’anno della sua “seconda vita”, dopo la ristrutturazione per i mondiali del 1990, e il Circo Massimo, luogo dei festeggiamenti per i pochi trofei vinti.

Tra gli intervistati Francesco Totti e Giuseppe Giannini, i due capitani della Roma con cui Aldair ha giocato, ricordando che al primo fu proprio lui a lasciare la fascia; Fabio Capello, l’allenatore dello scudetto del 2001 e i tanti compagni alla Roma, Marco Delvecchio, Damiano Tommasi, Vincent Candela, Christian Panucci, Angelo Peruzzi, Enrico Annoni, Francisco Lima e Cafu, straordinario compagno di club e di nazionale. E tra i grandi del Brasile anche Zico, Ronaldo e Ricardo Gomes, che lo ricordano come uno dei più grandi difensori della Seleçao. Tra le tante voci anche i figli dei presidenti della Roma, Riccardo Viola e Rosella Sensi, l’ex dirigente giallorosso Fabrizio Lucchesi, giornalisti (Paolo Assogna e João Guilherme Carvalho) e un grande tifoso d’eccezione, Carlo Verdone. Infine, uno dei tanti fratelli, Clodoaldo Ferreira Lima; un amico storico, Roberto Rodrigues. Tutti hanno sempre ammirato Aldair, campione di educazione, talento e disciplina.
Dei due piedi di Pluto, com’è stato soprannominato a Roma per il suo modo di muoversi in campo in maniera dinoccolata, nemmeno i suoi compagni hanno mai capito quale fosse il migliore: “destro da vicino, sinistro da lontano” la sua risposta.
La rivoluzione silenziosa di un campione assoluto dello sport più popolare al mondo, amato come un parente dalla sua tifoseria e rispettato dai tifosi avversari, un rispetto a cui Aldair tiene molto e sottolinea ancora oggi con orgoglio.
Eppure il calciatore brasiliano si lascia sfuggire un “vorrei essere diverso, più espansivo”. Anche chi ha messo d’accordo tutti, per senso d’appartenenza, correttezza e passione, non può essere perfetto.
Aldair a Roma è diventato una vera e propria leggenda, collezionando 420 presenze ed entrando nella Hall of Fame giallorossa. Si dice che chi vince fa la storia, ma allora vincere poco e ottenere tanto amore fa letteratura, e perché no, anche cinema.