In uscita il 26 agosto al cinema, The Dog Stars - Le stelle dopo la fine è il thriller epico del visionario regista Ridley Scott ambientato in un mondo post-apocalittico in cui la sopravvivenza è un istinto, ma l’umanità è una scelta.
The Dog Stars è tratto dal romanzo di Peter Heller del 2012, pubblicato in Italia con il titolo Le stelle del cane, che curiosamente anticipa di 7 anni quello che sarebbe successo con la pandemia da Covid 19 tra strade deserte, la natura che si riprende i suoi spazi, la morbosa necessità dell’uomo di mantenere una socialità nonostante la distanza fisica.
In questo mondo post apocalittico, in cui l’umanità è stata decimata da un virus, è il comportamento dell’uomo a fare la differenza, tra la scelta di restare umani e la legge del più forte: da Cecità di Saramago alla serie The Walking Dead molta letteratura e filmografia recente raccontano come l’uomo, in situazioni di difficoltà, receda ad uno stadio pre-civiltà, dove la lotta per la sopravvivenza si traduce in sopraffazione sull’altro.
In questo film, tuttavia, i personaggi sembrano avere un’anima autentica: “Jacob e Josh vivono la loro vita con una certa dose di umorismo, persino di comicità. È come una strana coppia costretta a convivere e a tollerarsi a vicenda a tempo indeterminato. E poi ci sono Pops e sua figlia Cima: quando vivi a stretto contatto con qualcuno per così tanto tempo, senza dei vicini e senza un posto dove andare, le cose iniziano a diventare irritanti” chiarisce il produttore Michael Pruss a proposito della peculiarità del film e dei sui personaggi principali.
Il film è scritto da Mark L. Smith e prodotto da Ridley Scott, Michael Pruss, Mark L. Smith e Cliff Roberts con un budget stimato in 100 milioni di euro.
Siamo nel 2035. Non si sa da quanto tempo un virus ha distrutto il mondo come lo conosciamo: alcuni bambini sono nati dopo questo scempio e le poche risorse rimaste, residuo di un passato che sembra distante, sono oggetto di contesa da parte di sparute bande di uomini che spesso di umano non hanno molto.
Nel mondo di Hig, meccanico vedovo sopravvissuto alla pandemia, la natura è tornata indomita, ma i danni fatti dall’uomo restano evidenti anche in assenza da anni di tracce di vita. La vita appunto: quella di Hig è sospesa tra la ricerca di rifornimenti di cibo e carburante e la speranza che esista da qualche parte un’umanità vera, accogliente, con la quale ripartire. La sua speranza ha la forma di un segnale radio che viene da lontano, Grand Junction.
Il protagonista è interpretato da Jacob Elordi. Nel cast Josh Brolin è Bangley, un militare esperto di sopravvivenza che vive con Hig; Margaret Qualley e Guy Pearce sono Cima e Pops, figlia e padre che dopo l’iniziale diffidenza imparano a fidarsi dell’uomo arrivato da loro con un vecchio aereo Cessna; Benedict Wong è Aaron, leader di una comunità mennonita; Allison Janney è Darlene la “voce” via radio che dà speranza a Hig.
Ridley Scott ambienta il film in Colorado, così come Heller, ma a differenza dell’autore del romanzo il regista ritrova in Italia il proprio scenario post apocalittico.
In particolare Scott, dopo diversi sopralluoghi avvenuti nelle settimane precedenti l'inizio della fase di produzione, ha scelto diverse località, per lo più naturalistiche, tra Friuli, Veneto, Abruzzo e Lazio.
In totale i ciak sono durati 9 settimane tra aprile e giugno 2025, ed hanno coinvolto un'imponente troupe di oltre 400 professionisti italiani e più di un centinaio di stranieri.
Le riprese sono partite nel Nord Est tra Trasaghis e Bardano e presso l’omonimo lago. A Bardano, in particolare, sono stati ricreati il rifugio-fortino che il protagonista condivide con Bangley, l’Eerie Airport e gli hangar dell'aeroporto: tutto realizzato da zero dalla produzione in un campo vuoto senza erba né alberi.
"Tutta l’erba e gli alberi sono stati portati dal team di scenografia, e gli hangar per gli aerei sono stati tutti realizzati in modo fisico, affinché la troupe potesse muoversi e girare da qualsiasi punto… non c’erano solo facciate. Anche la casa di Bangley è stata costruita da zero” racconta il produttore Cliff Roberts.
Il Cansiglio, altopiano delle prealpi bellunesi, è il luogo dove nel film si è insediata una comunità mennonita.
In Abruzzo cast e troupe sono stati presenti per circa quattro settimane, impegnando come location il Parco Sirente Velino, in particolare la zona Val d'Arano, che è stata, tra le altre cose, campo base abruzzese della produzione; l'aeroporto dei Parchi dell'Aquila, in località Preturo è divenuta, nella finzione scenica, l’esterno di Grand Junction; il nucleo industriale di Avezzano è il luogo dove Hig atterra con vecchio aereo Cessna per fare scorte di cibo e rifornimento.
“L’Abruzzo è stato scelto perché ricorda molto, soprattutto nei colori, il Colorado – ha raccontato il presidente di Abruzzo Film Commission Piercesare Stagni. – Inoltre, Ovindoli è a 40 minuti da Cinecittà, da cui, nelle scene di azione in cui si è reso necessario, sono stati mandati tecnici specializzati. Scott ha effettuato sopralluoghi segreti in regione un anno prima del ciak di inizio e conosceva già i posti in cui avrebbe voluto girare. Abbiamo cercato di accontentarlo, anche se non sempre è stato possibile. Ricordo che l’Abruzzo è rinomata per essere la regione più verde d’Europa ed è l’unica ad avere tutto: oltre alla vicinanza con Roma, il mare, le montagne di 3.000 metri, la pianura, tutte location vicine a delle strade, quindi facilmente raggiungibili”.
Gli studi di Cinecittà, dove è stato ricostruito l'aeroporto di Grand Junction con la sua inquietante umanità, sono stati campo base della produzione in Italia. A Roma sono state effettuare riprese all’Eur, mentre il parco del Circeo ha fornito lo scenario in cui vivono Pop e sua figlia Cima.
Leggi anche: