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'Dove non mi hai portata': Luchetti gira film sulla storia di identità e abbandono della scrittrice Calandrone

22-06-2026 Carmen Diotaiuti Reading time: 3 minutes

Al via oggi le riprese del nuovo film di Daniele Luchetti, tratto dal romanzo autobiografico di Maria Grazia Calandrone, Dove non mi hai portata, sul set per sei settimane, dal 22 giugno alla prima settimana di agosto. Prodotto da Fandango, il film sarà girato tra Friuli Venezia Giulia, Lazio e Abruzzo, territorio quest’ultimo in Luchetti ha già lavorato per Io sono tempesta (2018) ricostruendo il Kazakistan del film nella zona di Campo Imperatore. Le riprese di Dove non mi hai portata si svolgeranno a Tocco Da Casauria in provincia di Pescara, luogo d'origine di Lucia Galante, la madre biologica della scrittrice, Roma e Torviscosa, il paese-fabbrica fondato negli Anni ‘30 secondo i canoni dell’architettura fascista, la cui nascita si deve all’azienda italiana SNIA Viscosa che individuò in quel territorio il luogo ideale per l’insediamento di un grande stabilimento industriale per la produzione di cellulosa.

'Dove non mi hai portata': di cosa parla il romanzo di Maria Grazia Calandrone

Il libro edito da Einaudi e finalista al Premio Strega, è la commovente e dolorosa ricostruzione della vicenda privata della scrittrice e poetessa Calandrone, abbandonata a otto mesi su un prato di Villa Borghese, che dopo cinquant’anni va alla ricerca dei suoi genitori biologici, morti suicidi nel Tevere. Un viaggio dentro di sé e dentro la storia degli anni Sessanta, che arriva a toccare i luoghi in cui ha vissuto, sofferto, lavorato e amato sua madre, per ricostruire cosa abbia portato i genitori a compiere quel gesto estremo. Sullo sfondo, forti, temi di persistente attualità come la questione femminile e la violenza all’interno delle mura domestiche.

È l’estate del 1965 quando Giuseppe e Lucia arrivano a Roma. Hanno con sé la figlia di otto mesi, sono innamorati, ma non riescono a liberarsi dall’inquietudine che prova chi è braccato. Lucia è fuggita da un marito violento che la umiliava ogni giorno, ma per la legge dell’epoca la donna si è macchiata di gravi reati: relazione adulterina e abbandono del tetto coniugale. Prima di scivolare nelle acque del Tevere in circostanze misteriose, la coppia lascia la bambina su un prato di Villa Borghese.